Tratto da "La Stampa" del 7 giugno 1964.
Esaminiamo insieme in che cosa consiste il piacere di scalare: credo che tutti converranno con me che è composto paradossalmente da una lunga serie di fatiche, di sacrifici, di paure.Cioè, in fondo, di grossi dispiaceri.
Non è per nulla un piacere, infatti, alzarsi alle ore più inverosimili per intraprendere un'ascensione; non lo è la lunga, estenuante marcia, talvolta notturna, quasi sempre con lo zaino affardellato, per portarsi alla base della parete; né sono piacevoli le incertezze, i timori, le angosce che ci hanno tenuti svegli per tutta la notte che precede la scalata. E questo non è che il preludio alla salita vera e propria.
Vediamo brevemente ciò che segue.